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La Vittoria è la balia dei vinti – recensione teatrale

-di RITA BORELLI-

 

Cristiana Capotondi calca il palcoscenico del Teatro Quirino Vittorio Gassman con una narrazione che ambisce intrecciare memoria storica e mito personale. La Vittoria è la balia dei vinti, per la regia di Marco Bonini, si presenta come un racconto dall’intento nobile e ambizioso: esplorare l’esistenza umana attraverso il potere universale della solidarietà. Tuttavia, nonostante queste premesse, lo spettacolo fatica a trasformare tale visione in un’esperienza veramente incisiva, lasciandotrasparire la sensazione di un potenziale inespresso.

La scelta di una madre contemporanea che, vestita di bianco, narra alla figlia una vicenda del proprio passato per farla addormentare, nelle intenzioni di regia dovrebbero essere un simbolo visivamente potente ed evocativo di un’esperienza vissuta, reale e drammatica. Tuttavia, il testo non riesce a sostenere l’ambizione dichiarata e sebbene le intenzioni annunciate nelle note di regia, l’opera appare priva di quella profondità necessaria per trasformare il potenziale simbolico in un significato autentico.

In questo contesto, Cristiana Capotondi si distingue per una performance di rilievo. Pur non avendo il compito di dar vita a un personaggio nel senso tradizionale del termine, l’attrice riesce con la sua interpretazione ad elevare i momenti più riusciti dello spettacolo. La sua voce e i suoi movimenti attraversano con naturalezza le sfumature del contenuto, restituendo una complessità emotiva riuscendo a catturare in alcune occasioni l’attenzione degli spettatori.

La messa in scena è pervasa da un’estetica minimalista che intenderebbe amplificare il potere evocativo delle parole. Il bianco che si trasforma in una tela per la proiezione delle immagini evocate crea un linguaggio visivo che mescola realtà e immaginazione. Il passato viene filtrato attraverso i ricordi, generando una dimensione fantastica che però non riesce sempre a bilanciare la tensione tra memoria storica e archetipo fiabesco.

Lo spettacolo tenta di affrontare temi universali come la solidarietà e la memoria, ma il messaggio si perde in un’eccessiva semplicità narrativa. Ciò nonostante, la figura di Nonna Vittoria, pur nella sua vacuasuperficialità personale, emerge nel finale del racconto come un emblema di singolare umanità. In un rifugio improvvisato a Palazzo Pitti, durante i bombardamenti tedeschi a Firenze nel 43, il suo gesto di nutrire figli non suoi è un atto che trascende le convenzioni sociali, e un esempio di come la tragedia di una guerra possa riportare gli esseri umani ad una essenza più vera e solidale. Un atto di resistenza contro l’oblio e l’egoismo che attanaglia da sempre l’umanità.

Marco Bonini, autore e regista dello spettacolo, costruisce una drammaturgia nella quale si alternano momenti di emotività a pause di introspezione, ma il risultato complessivo non raggiunge quella coerenza necessaria a rendere la narrazione coinvolgente e all’altezza del simbolo che si voleva concretizzare e far vivere. Le musiche di Jonis Bascir, pur delicate e suggestive, non bastano a colmare le lacune di un testo che rimane ancorato a un livello, purtroppo, di superficialità.

La Vittoria è la balia dei vinti è un modo per ricordare che le grandi tragedie non sono fatte solo di cifre e nomi, ma di storie di vita, di mani tese, di barriere sociali che si sgretolano sotto il peso delle bombe. Ma la promessa di lasciare un segno profondo nello spettatore rimane purtroppo disattesa. In un mondo frammentato come il nostro, l’invito a ritrovare l’umanità condivisa è più che mai necessario; ma perché questo messaggio risuoni con forza, occorrerebbe una struttura drammaturgica più solida, un testo più incisivo e meno, decisamente meno, conformista.

 

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN

10.15 dicembre

Stefano Francioni Produzioni
presenta
CRISTIANA CAPOTONDI

LA VITTORIA È LA BALIA DEI VINTI

di Marco Bonini
musiche Jonis Bascir
regia MARCO BONINI

 

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