-di PIERLUIGI PIETRICOLA-
Ci sono libri che nascono legati a una stagione politica e altri che, quasi contro la volontà del tempo, finiscono per interrogare epoche diverse. Lettere di Adam Smith al Cavalier Berlusconi di Sergio Turone, oggi opportunamente ristampato da Arcadia Edizioni, appartiene senza esitazione alla seconda categoria. Non è un semplice pamphlet, né un esercizio di satira colta: è piuttosto un dispositivo critico che utilizza la distanza storica per illuminare un nodo irrisolto della modernità italiana, il rapporto tra economia, potere e morale pubblica.
Turone affida la parola ad Adam Smith, ma lo fa con un’attenzione filologica e concettuale che evita ogni scorciatoia ideologica. Non c’è traccia, in queste lettere immaginarie, del Smith ridotto a santino del liberismo spicciolo. Il filosofo scozzese che scrive al “Cavalier Berlusconi” è l’autore della Teoria dei sentimenti morali prima ancora che della Ricchezza delle nazioni: un pensatore per il quale il mercato è una costruzione sociale fragile, sostenuta da regole, fiducia e senso del limite. È da questa prospettiva che l’Italia berlusconiana viene osservata con una miscela di curiosità, perplessità e crescente disincanto.
Il vero oggetto del libro non è Berlusconi in quanto individuo, ma il modello di capitalismo politico-mediatico che egli ha incarnato e reso egemone. Smith, con la pacatezza dell’illuminista e l’ironia del moralista, si interroga su un sistema in cui l’interesse privato tende a coincidere con la funzione pubblica, la concorrenza si dissolve nella concentrazione del potere, e il successo economico viene assunto come prova di virtù civile. Le lettere non accusano: analizzano. Non invettivano: mettono in relazione principi, effetti, contraddizioni.
La scrittura di Turone è uno dei punti di forza del volume. Sobria, argomentativa, mai compiaciuta, riesce a tenere insieme divulgazione e rigore, ironia e serietà teorica. Ogni lettera funziona come un breve saggio, capace di intrecciare riferimenti alla storia del pensiero economico con osservazioni sul costume politico italiano, senza mai scivolare nella cronaca effimera. È un libro che chiede al lettore attenzione, non adesione emotiva.
La ristampa di Arcadia Edizioni appare oggi particolarmente significativa. Nel momento in cui la figura di Berlusconi viene progressivamente consegnata alla memoria, con il rischio di una semplificazione retrospettiva, Turone invita a un’operazione più esigente: capire che cosa di quell’esperienza continui ad agire sotto traccia. Adam Smith, osservatore esterno e inattuale, diventa così lo strumento per smascherare un equivoco ancora persistente: l’idea che il mercato possa fare a meno di una grammatica morale.
Lettere di Adam Smith al Cavalier Berlusconi è, in definitiva, un libro che parla meno di un uomo che di un paradigma. E ricorda, con la forza tranquilla del pensiero lungo, che senza coscienza anche la libertà economica rischia di trasformarsi nel suo contrario. Un monito illuminista per tempi che illuministi non sono più, ma che ne avrebbero ancora urgente bisogno.

