-di PIERLUIGI PIETRICOLA-
Radio Cosmo non è, a rigore, un libro: è un ordigno. Un piccolo apparecchio metafisico mascherato da volume, una macchina ricevente che intercetta il brusio febbrile dell’epoca e lo restituisce amplificato, deformato, trasfigurato in linguaggio. Marco Muscarà, con l’astuzia di chi conosce la natura menzognera del reale, non scrive: capta. E ciò che capta è precisamente la frequenza intermittente, isterica, gloriosamente inconcludente del nostro presente.
L’idea che sorregge Radio Cosmo è di quelle che paiono semplici soltanto ai distratti: trasformare la radio — strumento obsoleto eppure eternamente futuribile, reliquia del Novecento e insieme congegno da apocalisse — in paradigma dell’esperienza contemporanea. Viviamo, infatti, non più in un mondo, ma in una trasmissione continua; non più tra cose, ma tra segnali; non più in una storia, ma in un’interferenza. Muscarà comprende che la modernità estrema non parla: fruscia. E nel fruscio egli individua la sua vera sintassi.
Questo libro è contemporaneo non perché alluda all’oggi con gli arnesi pigri dell’attualità — le cronache, i costumi, le nevrosi da social network, le usure del presente — ma perché ne possiede l’anatomia profonda. Radio Cosmo pensa come pensa il nostro tempo: per salti, per sovrapposizioni, per epifanie improvvise e cortocircuiti. La sua struttura non imita il caos: lo organizza in una forma superiore, quasi liturgica. Ne deriva una prosa che non procede, ma pulsa; non narra, ma orbita.
Muscarà sembra dirci che l’uomo contemporaneo è una creatura esposta a troppe voci e a nessuna verità, un ascoltatore cosmico che ruota disperatamente la manopola dell’esistenza sperando, fra due scariche statiche, di trovare una frase che lo assolva. In questo senso Radio Cosmo è un libro radicalmente moderno perché coglie la nostra condizione con precisione entomologica: siamo tutti ascoltatori in cerca di un segnale, devoti di una rivelazione che arriva sempre disturbata.
Vi è, nella scrittura di Muscarà, una qualità rara: l’intelligenza non come ornamento ma come combustione. La pagina brucia di idee, di immagini, di intuizioni che non si limitano a descrivere il mondo, ma lo rifrangono in un prisma più inquietante e più vero. Il lettore vi entra come in una stanza piena di apparecchi accesi nel cuore della notte: dapprima smarrito, poi ipnotizzato, infine persuaso che il rumore stesso possieda una sua teologia.
Arcadia Edizioni pubblica dunque non un semplice libro, ma un oggetto letterario perfettamente sincronizzato con il battito irregolare del presente. Radio Cosmo è contemporaneo nel senso più alto e più raro: non perché appartenga al suo tempo, ma perché lo anticipa, lo diagnostica, forse perfino lo deride.
E quando si chiude il volume, resta la sensazione inconfondibile che accompagna soltanto certi libri: quella di aver ascoltato, per qualche ora, non una voce umana, ma il monologo elettrico del secolo.

