-di RITA BORELLI-
Lo spettacolo di apertura della stagione 2024-25 del Teatro Quirino – Vittorio Gassman è Anfitrione, un’opera che esplora uno dei più celebri inganni della mitologia classica. In questa rilettura firmata e interpretata da Emilio Solfrizzi con la Compagnia Molière, dèi e mortali si confondono in un sofisticato gioco di identità e desideri.
Come si evince dalle note di regia, lo spettacolo promette di infondere un tocco di modernità, mantenendo un delicato equilibrio tra tradizione e innovazione, offrendo al contempo una profonda riflessione sulla crisi d’identità e sulla perpetua tensione tra essere e apparire: temi che risuonano con particolare forza nella nostra epoca, segnata da proiezioni digitali e narrazioni spacciate per personali scoprendo che non lo sono.
La trama ruota attorno al valoroso generale Anfitrione, tornato vittorioso nell’antica Tebe e accolto dalla sua sposa Alcmena, simbolo di bellezza e virtù. Tuttavia, il loro amore è destinato a essere travolto dall’intervento divino di Giove, che, spinto da un desiderio irrefrenabile e capriccioso, assume le sembianze di Anfitrione per sedurre Alcmena. Al suo ritorno, Anfitrione si imbatte in un’atmosfera di sospetto e confusione, poiché la sua sposa è convinta di aver già incontrato il marito. La situazione si complica ulteriormente con l’apparizione di Sosia, il fedele servo, il cui aspetto è stato usurpato da Mercurio, figlio di Giove e messaggero degli dèi. In questo labirinto di inganni, la distinzione tra realtà e illusione diventa sempre più labile.
Solo l’intervento finale di Giove potrà rivelare la verità ad Anfitrione: non si tratta di un tradimento, ma di un disegno divino volto a generare un eroe destinato a cambiare il corso della storia. Di fronte a questa rivelazione, Anfitrione, uomo che ha affrontato eserciti e vinto battaglie, si scopre impotente in una guerra ben più grande: quella contro la volontà degli dèi. Essi, nel loro gioco eterno di trame e destini, manovrano le vite dei mortali come abili tessitori con i loro telai. Anfitrione realizza così la futilità della sua lotta; malgrado la sofferenza, diventa parte di una grandezza che trascende la sua esistenza, da cui nasce Ercole, simbolo di gloria e potere.
Emilio Solfrizzi, attore di grande talento comico, cura dello spettacolo anche la regia, reinterpretando l’opera con un approccio esageratamente contemporaneo, che si distacca dalla sottigliezza dell’opera originale, optando per una serie di “siparietti comici” che, sebbene divertenti, appiattiscono la complessità dell’intreccio. Riferimenti per esempio a programmi televisivi, come Affari tuoi, conferiscono una vena di leggerezza che, pur potendo attrarre chi cerca un intrattenimento immediato, finisce per distrarre dall’eleganza della commedia plautina.
Malgrado le intenzioni di Solfrizzi fossero quelle di rendere l’opera più accessibile, la sua scelta ha soffocato la tensione tra comico e tragico, trasformando il suo Anfitrione in un gioco dove da un lato, c’è la vivacità dell’attor comico che anima ogni scena; dall’altro, una regia che indugia in soluzioni facili per un effetto voluto di divertimento ad ogni costo che sfocia nel superficiale. Questa messinscena dovrebbe farci riflettere su quanto una reinterpretazione di contemporaneità eccessiva svilisca i disegni di un testo classico. Lo spettacolo, pur strappando dei sorrisi, mette in luce il rischio che il comico possa far smarrire il confine tra leggerezza e approssimazione.
Accanto a Solfrizzi (Sosia), la Compagnia Molière offre un cast di attori che infondono vitalità a ciascun personaggio. Spicca Simone Colombari, che incarna un Anfitrione tormentato e dignitoso, mentre Sergio Basile (Giove) e Rosario Coppolino (Mercurio) danno vita a personaggi vivaci, giocando con l’ironia e la commedia dell’equivoco. Viviana Altieri (Alcmena), Cristiano Dessì e Beatrice Coppolino completano il quadro con interpretazioni calibrate, arricchendo l’insieme di dinamismo e precisione. Anche la scenografia di Fabiana Di Marco, le luci di Mirko Oteri e i costumi di Alessandra Benaduce contribuiscono a creare un’atmosfera visivamente suggestiva.
In definitiva, questa rilettura di Anfitrione, sebbene divertente nei limiti già evocati, lascia nello spettatore un senso di rimpianto per una grandezza non pienamente realizzata.
TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN
8.20 ottobre
Compagnia Molière
presenta
EMILIO SOLFRIZZI
ANFITRIONE
di Plauto
con
Simone Colombari
Sergio Basile
Rosario Coppolino
e con
Viviana Altieri, Cristiano Dessì, Beatrice Coppolino
scene Fabiana Di Marco
luci Mirko Oteri
costumi Alessandra Benaduce
regia EMILIO SOLFRIZZI
